{"id":67888,"date":"2016-07-03T18:31:19","date_gmt":"2016-07-03T16:31:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.viaggiointurchia.com\/it\/?p=67888"},"modified":"2016-07-03T18:31:19","modified_gmt":"2016-07-03T16:31:19","slug":"attacco-jihadista-a-istanbul","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.viaggiointurchia.com\/it\/attacco-jihadista-a-istanbul\/","title":{"rendered":"Il nuovo attacco jihadista a Istanbul"},"content":{"rendered":"<p>gi\u00e0 pubblicato su <a href=\"https:\/\/www.aspeninstitute.it\/aspenia-online\/article\/il-nuovo-attacco-jihadista-istanbul-e-le-strategie-della-turchia\" target=\"_blank\">aspenia on line\u00a0<\/a>\u00a0a cura di <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/giuse.mancini?fref=ts\" target=\"_blank\">Giuseppe Mancini<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Stanno lentamente emergendo i dettagli pi\u00f9 rilevanti \u2013 identit\u00e0 dei terroristi, modalit\u00e0 operative \u2013 che consentono di interpretare l&#8217;attacco suicida all&#8217;aeroporto internazionale Atat\u00fcrk di Istanbul del 28 giugno. Il bilancio \u00e8 ormai pressoch\u00e9 definitivo: 44 morti di cui 19 stranieri e 230 feriti. Anche la dinamica e la matrice sono sufficientemente chiare.<\/p>\n<p>I tre kamikaze sono arrivati in taxi, con alcune fonti che parlano di un commando di 7-8 membri (gli altri sarebbero riusciti a fuggire). Le esplosioni sono state in sequenza. Un primo attentatore \u00e8 stato smascherato da un poliziotto in borghese \u2013 a causa del suo giubbotto che nascondeva la cintura esplosiva, piuttosto inusuale in piena estate \u2013 e ha azionato la carica nell&#8217;area sosta davanti all&#8217;ingresso. Gli altri due hanno assaltato a colpi di kalashnikov l&#8217;ingresso degli arrivi, meno sorvegliato del lato partenze, sfruttando anche il panico creato dalla prima deflagrazione: uno \u00e8 riuscito a farsi esplodere tra la folla, l&#8217;altro \u00e8 riuscito ad entrare nel terminal ma \u00e8 stato colpito da un vigilante (la successiva esplosione non ha fatto vittime). Non ci sono state particolari falle nel dispositivo di sicurezza comunque in costante allerta, la risposta \u00e8 stata pronta e professionale: altrimenti le vittime sarebbero state centinaia.<\/p>\n<p>I sospetti si sono unanimemente concentrati sin dal principio sull&#8217;ISIS (o Daesh, nell&#8217;acronimo preferito dalle autorit\u00e0 turche), soprattutto in virt\u00f9 del livello organizzativo sofisticato necessario a portare a segno l&#8217;attacco:\u00a0<em>intelligence<\/em>, armi, logistica, coordinamento tra i membri del commando.<\/p>\n<p>\u00c8 gi\u00e0 l&#8217;ottavo attentato organizzato dai jihadisti in Turchia dal 2015, ma quelli compiuti da affiliati locali sono stati di molto pi\u00f9 facile esecuzione: uno o due terroristi che hanno colpito in spazi aperti, prima contro il movimento politico curdo lo scorso anno, e poi mirando ai turisti a Istanbul in gennaio e marzo. Per questo motivo, l&#8217;ulteriore ipotesi avanzata era quella di militanti addestrati militarmente inviati dalla Siria, in grado comunque di approfittare delle reti logistiche in loco.<\/p>\n<p>La risposta \u00e8 arrivata gioved\u00ec: gli attentatori sono di cittadinanza russa (un ceceno, o daghestano), uzbeca e kirghisa. Hanno alloggiato per alcuni giorni ad Istanbul nel quartiere centrale di Aksaray, dove sono insediate nutrite comunit\u00e0 provenienti dai paesi dell&#8217;ex-Unione sovietica e rifugiati siriani: la base perfetta per non dare troppo nell&#8217;occhio. A Istanbul vivono anche gruppi di ceceni legati alla malavita e alla dissidenza politica, e le cronache testimoniano omicidi di alto profilo attribuiti spesso all&#8217;intelligence russa.<\/p>\n<p>E sempre dalla Siria, \u00e8 stato reso noto, sono partiti altri\u00a0<em>commando<\/em>\u00a0per ulteriori attentati: ad esempio due aspiranti attentatori suicidi di nazionalit\u00e0 siriana gi\u00e0 noti all&#8217;<em>intelligence<\/em>\u00a0turca, secondo quanto affermano le autorit\u00e0 militari, sono state uccisi mentre tentavano di attraversare illegalmente il confine nella notte di luned\u00ec 25 giugno.<\/p>\n<p>Insomma, la minaccia jihadista in Turchia ha subito una completa metamorfosi. Questo soprattutto perch\u00e9 sono ormai state smantellate le pi\u00f9 pericolose cellule locali, prima quella di Ad\u0131yaman \u2013 i suoi principali aderenti hanno compiuto attentati suicidi, come quello particolarmente sanguinoso alla stazione di Ankara nell\u2019ottobre 2015 \u2013 e poi a maggio quella di Gaziantep (nel sud del Paese, vicino al confine siriano). Il leader di quest&#8217;ultima \u00e8 uno dei personaggi di spicco del movimento estremista in Turchia, Yunus Durmaz, si \u00e8 fatto esplodere mentre era in atto la sua cattura; nel suo computer portatile, sequestrato in un precedente raid, erano stati trovati piani dettagliati per azioni in 19 diverse citt\u00e0 con lo scopo dichiarato di seminare animosit\u00e0 tra le minoranze etniche e religiose (curdi e aleviti) e di danneggiare l&#8217;industria turistica. Obiettivo ultimo: destabilizzare la Turchia.<\/p>\n<p>Queste cellule erano riuscite ad affermarsi essenzialmente per tre motivi: primo, l&#8217;esistenza di un network gi\u00e0 attivo, creato da reduci della guerra contro l&#8217;Unione Sovietica in Afghanistan e animato da alcuni predicatori integralisti, successivamente trasformatosi in qaedista e poi passato in orbita Daesh. Secondo, un iniziale lassismo da parte delle autorit\u00e0 turche, che hanno tollerato movimenti di uomini e mezzi tra Turchia e Siria per favorire le attivit\u00e0 dei ribelli anti-Assad, anche jihadisti. Terzo, la comunque naturale porosit\u00e0 del confine, esteso per 911 chilometri e attraversato dai passaggi storici dei contrabbandieri.<\/p>\n<p>Gli aderenti turchi dello Stato Islamico, pertanto, hanno potuto sia ricevere addestramento in Siria, sia equipaggiamento e armi dalla Siria; si sono rifugiati al di l\u00e0 del confine quando le azioni antiterrorismo all&#8217;interno \u2013 a partire dal 2015 \u2013 si sono fatte pi\u00f9 pressanti, per poi tornare in Turchia e compiere le loro azioni terroristiche. Sono riuscite almeno in parte nell&#8217;intento, anche se con sempre maggiore difficolt\u00e0 perch\u00e9 la frontiera \u00e8 stata gradualmente blindata.<\/p>\n<p>L&#8217;attentato all&#8217;aeroporto di Istanbul pu\u00f2 essere letto proprio come una risposta alla stretta antiterrorismo e ai suoi risultati tangibili e importanti, a cui si deve aggiungere l&#8217;impegno rafforzato dell&#8217;artiglieria turca nel colpire le posizioni jihadiste nel nord della Siria.<\/p>\n<p>L&#8217;obiettivo apparente \u00e8 triplice. Intanto, Daesh vuole agire sulle profonde divisioni politiche e mettere in crisi settori economici \u2013 il turismo \u2013 dall&#8217;elevata rilevanza occupazionale, cos\u00ec da alimentare sentimenti antigovernativi e magari proteste di piazza contro il presidente Recep Tayyip Erdo\u011fan. Inoltre, trovandosi sotto pressione militare in Siria e Iraq, vuole motivare i propri membri e incentivare il reclutamento rinnovando la propria immagine di potenza e abilit\u00e0 bellica. Infine, vuole spingere le Forze armate turche a un intervento diretto in territorio siriano per avere a disposizione bersagli pi\u00f9 facili.<\/p>\n<p>Come si evince dalla propaganda jihadista contenuta nella pubblicazione in lingua turca\u00a0<em>Konstantiniyye<\/em>\u00a0\u2013 il nome ottomano di Istanbul \u2013 la Turchia alleata storica dell&#8217;Occidente e fortemente occidentalizzata, comunque antagonista del fondamentalismo islamico, \u00e8 considerata apostata e pertanto un nemico da abbattere: va destabilizzata per trasformarla in una nuova Siria, in un nuovo teatro di guerra.<\/p>\n<p>Quale sar\u00e0 la risposta turca? Al di l\u00e0 del rafforzamento di alcune misure generali di sicurezza, peraltro gi\u00e0 irrobustite in modo significativo negli ultimi due anni, non sono attesi cambiamenti essenziali: Ankara continuer\u00e0 a colpire i jihadisti locali e a sostenere l&#8217;offensiva contro Daesh in Siria e in Iraq, evitando per\u00f2 un intervento di terra se non nell&#8217;ambito di iniziative a guida Nato o Usa (che appaiono piu&#8217; probabili nel caso in cui venisse eletta alla presidenza Hillary Clinton).<\/p>\n<p>Dei cambiamenti ci sono in effetti stati proprio alla vigilia dell&#8217;attacco del 28 giugno, ma riguardano scenari pi\u00f9 ampi: la normalizzazione formale dei rapporti con Israele interrotti dal maggio 2010 in seguito all&#8217;eccidio della Mavi Marmara, e la ripresa del dialogo con la Russia dopo l&#8217;abbattimento di un jet di Mosca al confine turco-siriano nel novembre 2015.<\/p>\n<p>La nuova strategia della Turchia \u00e8 quella di appianare i contrasti coi partner regionali, al fine di ammortizzare le ricadute negative e destabilizzanti del proprio impegno nella crisi siriana. Rimane per\u00f2 il convincimento dei vertici politici che la minaccia terroristica verr\u00e0 completamente neutralizzata solo ricostruendo la piena autorit\u00e0 dello Stato centrale in Iraq e assicurando una transizione per eliminare il regime di Assad in Siria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>gi\u00e0 pubblicato su aspenia on line\u00a0\u00a0a cura di Giuseppe Mancini &nbsp; Stanno lentamente emergendo i dettagli pi\u00f9 rilevanti \u2013 identit\u00e0 dei terroristi, modalit\u00e0 operative \u2013 che consentono di interpretare l&#8217;attacco suicida all&#8217;aeroporto internazionale Atat\u00fcrk di Istanbul del 28 giugno. Il bilancio \u00e8 ormai pressoch\u00e9 definitivo: 44 morti di cui 19 stranieri e 230 feriti. 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