Kurban Bayrami

Marta Ottaviani ed Elena Ventura a confronto

(ringrazio Elena per un contributo che equivale a una lezione; anzi, a molte lezioni. chissà se qualcuno ha però voglia di ascoltarle…)

Non posso resistere alle tentazioni. No non posso proprio!

E siccome è più forte di me, rivolgo un invito personale alla Signora Marta Ottaviani, chiunque ella sia. Vorrei avere il piacere di condurla lungo una crociera sul Corno d’Oro in kayak per farle fare un giro nel quartiere di Eyup, del quale evidentemente ignora l’esistenza. Come appare evidente che la signora è all’oscuro di molti dettagli della attitudini sociali tradizionali delle comunità musulmane turche. Mi permetto di commentare i paragrafi dello sconcertante articolo riportato nel blog:

MARTA OTTAVIANI: “In Turchia arriva il Kurban Bayrami, il nome turco della Eid-al-Adha, la festa del Sacrificio, la seconda più importante festività islamica dopo il Ramadan, che inizia giovedì prossimo. —”
ELENA VENTURA: direi che la signora avrebbe potuto dedicare un po’ di spazio alla storia di questa ricorrenza religiosa, condivisa anche dai Cristiani, che celebra l’obbedienza dimostrata da Abramo nell’essere disposto a sacrificare il suo unico figlio, al posto del quale invece, come tutti sappiamo, viene sgozzato un montone. La festa del sacrificio è la festa della fede per eccellenza, è l’apoteosi della sottomissione a dio, e la parola ISLAM è proprio questo che significa, sottomissione. Sarà mica per questo che il Kurban Bayrami è la seconda festività islamica più importante? Mah, roba da esperti questa! andiamo avanti.

MARTA OTTAVIANI:” Ma le regole del libero mercato prendono il sopravvento in un paese in bilico tra Occidente e Oriente, e mettono in crisi la festa…”
ELENA VENTURA: “le regole del libero mercato prendono il sopravvento”. Avete mai sentito parlare di regole che si autodisciplinano? Insomma ste regole del libero mercato devono davvero essere speciali se in qualche modo riescono a prendere il sopravvento da sole…magari pure camminano, respirano, parlano, fumano. Ma poi su che cosa e in che modo queste prendono il sopravvento rimane un mistero. Un dogma, ecco si un dogma. Il paese in bilico tra oriente ed occidente secondo lei è la Turchia. E credo che questa sia una delle affermazioni più significative e rappresentative. Rappresentative di una forma mentis, di un approccio all’altro che è tipico di una mentalità eurocentrica e capitalista. geograficamente infatti non si può dire che il paese è in bilico. La Turchia è infatti SITUATA tra Asia ed Europa, dove il 97% è in Asia e il restante in Europa. PUNTO. Non pende una volta de qua e una volta dellà, – scusate il romanesco – E nemmeno definirla politicamente e socialmente in bilico tra due culture non si adatta ad esprimere la complessità culturale di una Turchia che narra di memorie e civiltà lontane almeno 70 mila anni. E sottolineo almeno. No, qui l’unica ad essere in bilico mi sembra proprio l’autrice di questo testo, che va miscugliando notizie origliate ai TG nazionali, che forse non ha capito e di cui non ha chiesto, voci popolari e leggende metropolitane sostenendo che la festa è in crisi. E vediamo perché.

MARTA OTTAVIANI: “La tradizione prevedeva che ogni famiglia sacrificasse un animale (solitamente un montone) nella propria casa. Ma i divieti igienici e la modernità hanno lasciato ben poco dell’antica usanza usanza. Oggi le famiglie donano denaro ad organizzazioni religiose perché macellino la carne in luoghi predisposti dalle autorità comunali e poi la vendano. Una pratica che provoca problemi sia economici sia di coscienza”.
ELENA VENTURA: per la parte iniziale, mi limito solo a segnalare le sconnessioni e l’utilizzo improprio di concetti che sembrano prendere vita, come per magia. La tradizione infatti prevede, mentre divieti igienici e modernità lasciano ben poco all’usanza…ma dico io! quasi quasi me li vedo sti divieti igienici..si secondo me erano grassi, avevano le zampe pelose come quelle degli hobbit e indossavano kilt scozzesi di color smeraldo! … Arriviamo al nocciolo. MARTA sostiene che le famiglie donino denaro alle associazioni religiose che macellano carne – in posti predisposti dalle autorità – affinché le associazioni stesse vendano la carne! MA RIDICO IOOOOOOOO!!!! Allora succede questo: Per legge esistono dei centri dove gli animali vengono raggruppati, sacrificati e macellati. nei centri esistono diverse modalità per le famiglie e i cittadini che devono fare il sacrificio. si può copmprare l’animale direttamente li, sceglierlo, assistere al sacrificio e poi prendere i 2/3 della carne e lasciare il restante 1/3 nelle mani dei rappresentanti religiosi che si occuperanno della distribuzione ai poveri (1/3 infatti va in famiglia, 1/3 si regala ai vicini e 1/3 si da ai poveri). nei centri quindi troviamo, pastori con le proprie bestie, macellai, rappresentanti comunali e rappresentanti religiosi. E il popolo ovviamente oppure si può delegare qualcun altro per il sacrificio (immaginiamo i musulmani fuori il Dar – al – Islàm, e scusate se non lo traduco ma visto che la signora Ottaviani ha dimestichezza con le traslitterazioni in arabo, mi sembra del tutto inutile!). Perciò vediamo che non si tratta di fedeli che donano soldi alle Fondazioni Religiose affinché occupino spazi comunali per fare libero mercato di carne di montone!

MARTA OTTAVIANI: “I macellai nel periodo del Kurban Bayrami sono in ginocchio: si vedono inondare il mercato di carne rossa i prezzi competitivi. Ma non solo: la carne macellata andrebbe offerta ai poveri o in alternativa il ricavato della vendita dovrebbe andare in beneficenza. Invece ce el organizzazione religiose si tengono stretti i ricchi profitti”
ELENA VENTURA: E allora daje de macellai in ginocchio rivolti a pregare come il povero abramo che sta per uccidere il suo unico figlio, mentre fiumi di carne rossa si scagliano contro prezzi competitivi … nelle trame di una realtà pseudo matrix dove tutto si personifica e pensa, cammina, parla, ragiona e si autodetermina… insomma quello che marta cerca di dire è questo: è successo che un paio di fondazioni che dovevano occuparsi della distribuzione della carne ai poveri l’abbiano rivenduta ad alcuni macellai a prezzo gonfiato… ecco un po’ quello che succede con i prezzi e la vendita della carne di agnello o capretto sotto il periodo di Pasqua nei paesi Occidentali o Cristiani. In merito ai macellai poi…beh quelli stanno in vacanza per lo più a godersi 4 giorni di meritatissimo riposo, quest’anno prediligendo il mare, dato il clima mite di un ottobre fantastico. Quelli che invece restano, fanno affari d’oro soprattutto nei villaggi e nelle provincie, recandosi a macellare le bestie a domicilio

MARTA OTTAVIANI: “La carne venduta invece di essere distribuita ai poveri va contro i principi della fede” ha puntualizzato la Direzione, sottolineando che “la carne puà ò essere venduta a prezzi di mercato, ma solo se i proventi della vendita vengono poi distribuiti ai musulmani in difficoltà. Qualunque altro uso dei previenti va evitato”.
ELENA VENTURA: …la carne venduta allora si ribella e si scaglia verso i principi della fede – questi vestiti di blu, con lunghe e fluenti chiome bianche – aizzata dalla direzione… e poi un pasticciaccio un gomitolo, un groviglio peggio de quello de Via Merulana per cercare di descrivere il precetto secondo cui le Fondazioni Religiose – ma ogni Fondazione – non può espletare attività che abbiano finalità di lucro.

MARTA OTTAVIANI: Il richiamo dell’autorità religiosa è stato rilanciato dagli addetti ai lavori, che ne hanno approfittato per togliersi qualche sasso dalla scarpa.
ELENA VENTURA: ovviamente le fondazioni accusate di aver indebitamente venduto carne hanno risposto con dei comunicati stampa assumendosi delle responsabilità e adducendo una sorta di scuse.

MARTA OTTAVIANI: Ma il segno dei tempi che cambiano i tempi viene anche dalle nuove tecnologie. Come nel caso di Duygu Yasak, giovane donna della provincia di Antalya, che ha avviato un commercio via internet di animali in vista della festa. “Dobbiamo tenerci al passo con le nuove tecnologie – ha spiegato Duygu a Hurriyet definendosi una “giovane imprenditrice” e aggiungendo che in tre giorni ha venduto il 70% dello stock. “Qualcuno – ha aggiunto – potrebbe pensare che l’allevamento non abbia nulla a che vedere con i social media, invece le vendite sembrano andare bene”.
ELENA VENTURA: Cara Marta, i Turchi, così come tutti i popoli dell’Anatolia sono i padri del commercio. Sono gli eredi di fieri nomadi a cavallo che per secoli hanno sconvolto e determinato le regole, le attitudini e i modelli socio – culturali dell’intera Via Della Seta. Cosa c’è da stupirsi se questa mentalità camaleontica si adatta e si modella alle nuove regole che determinano il successo di un’idea e ne assicurano il sostentamento? Piuttosto, sappi che il sacrificio rituale nella società musulmana è come il fioretto per i cristiani. Tutto l’anno in alcune zone i centri di sacrificio sono attivi per eseguire le volontà dei credenti che sacrificano bestie in nome della richiesta esaudita, o nella speranza che venga esaudita. Macellai certificati eseguono i “tagli” degli animali recitando bismillah. Associazioni religiose e non, si occupano della distribuzione della carne in maniera caritatevole. Ne sono esempi: Mehmetcik Vakfi, che destina sia la carne che i proventi derivati dalla vendita delle pelli ai soldati e alle famiglie dei martiri ecc…; KIZILAY che produce speciali Kavurma in barattolo per destinarli agli aiuti umanitari in tutto il mondo—; Turk Egitim Vakfi che dalla vendita destina i proventi a borse di studio dedicate ai figli di poveri e garantisce la loro formazione culturale. Le donazioni sono spontanee, le fondazioni e le associazioni attive sono milioni. Un cittadino puo decidere di donare la carne a religiosi o associazioni femministe, la scelta è assolutamente libera e a discrezione dell’offerente.

PACE et BENE !!!

Fonte: Istanbul, Avrupa